Buenos Aires è un grande porto che ha accolto migranti per secoli, con i colori spagnoli, i sapori italiani e una musica unica nel suo genere.

E’ una città complessa, che mi piacerebbe vivere ma che fino ad adesso mi sono dovuta accontentare di visitare, con la promessa di tornare.

E’ anche il palcoscenico dei miei film preferiti, quasi tutti del regista di Campanella e l’attore Ricardo Darin: lo adoro e li ho visti tutti.

Buenos Aires è una città infinita e con un cuore pulsante che non si ferma mai. Di cose da fare ce se sono migliaia, così tante che da correre il rischio di perdersi quindi, per iniziare, voglio elencarvi ciò che ho amato di più, e perché.

1. Il Museo de la Inmigración a Puerto Madero

Un luogo di testimonianza dell’arrivo delle migliaia di immigrati provenienti di tutto il mondo che hanno dato vita alla mescolanza del popolo argentino. Al di là della bellezza dell’edificio, dentro troverete pezzi di storie attraverso oggetti, valigie, biglietti transoceanici e racconti di ogni genere, di persone che lasciavano tutto e non tornavano più indietro.

2. La Feria de Mataderos una domenica. 

Il quartiere Mataderos è raggiungibile dal centro con numerosi autobus urbani. Vi chiederete: ma perché andare fin laggiù quando il centro è così interessante? Per andare oltre la vetrina turistica della città, per entrare e apprezzare la vita degli abitanti di un quartiere popolare come quello di Mataderos durante una delle più belle fiere domenicali che abbia mai visto. Si vede e si compra, si fa l’asado in strada, gli adulti ballano balli tipici, i musicisti tirano fuori i loro strumenti e i bambini si incantano davanti agli artisti di strada. Si tratta di una era e propria Fiera di Artigianato e Tradizioni Popolari che esiste qui dal 1986 ed è ciò di più autentico che si possa trovare in città se ci si vuole immergere in un’atmosfera “guachesca”.

3. San Telmo e in particolare il Museo Penitenciario Argentino Antonio Ballvé

Inutile dirvi di andare a San Telmo, perché non si può rinunciare ad una passeggiata tra le sue vie popolate da artisti di strada per sbirciare tra le bancarelle del mercato e i negozi originali.

Ma non tutti si fermano a visitare il vecchio carcere diventato Museo Penitenziario.

Questa antichissima struttura adibita per secoli a carcere maschile, ospitò soltanto donne durante l’ultimo secolo adottando il nome di Asilo Correccional de Mujeres. La realtà carceraria mi ha sempre affascinato perché credo sia una degli argomenti più controversi e difficili da affrontare del genere umano. In questo carcere alcune frasi esposte sui propri muri aprono a tante riflessioni e le tracce sui propri muri testimoniano il passaggio della sofferenza. Sono legata a tutte le immagini che ho scattato: le troverete nel reportage “Nelle carceri argentine” accanto a quelle scattate nel carcere di Ushuaia, in terra del Fuoco, un luogo in cui vennero deportati molti prigionieri politici.

4. Una serata in una Milonga

Io adoro la musica in generale, soprattutto la musica folk e tutti i generi musicali che sono lo specchio della storia e della cultura di una regioni, attraverso strumenti e testi. E se poi si balla anche, non c’è nulla che mi dia più energia. Neanche a dirlo quindi, a Buenos Aires trascorrere almeno una serata in una Milonga è d’obbligo. E sicuramente vi verrà la voglia di scoprirne il più possibile nelle serate seguenti. Tra le tante mi ha colpito La Catedral, per via dell’edificio che la ospita, l’arredamento molto eccentrico da farlo quasi sembrare un luogo abbandonato e per la bravura dei musicisti che ospita. Due chiacchiere davanti a un Fernando (Fernet con Cola, bevanda popolarissima in Argentina, dissetante ma…andateci piano!) e Astor Piazzolla come sottofondo.

5. El Caminito

Sarà molto turistico lo so, ma una passeggiata a La Boca attraversando il celebre caminito fornisce una carica ed un’energia unica che deve ai colori accesi e alla musica in strada. Nonostante non sia un’amante dello shopping, mi sono innamorata dei suoi negozietti, specialmente quelli di magliette e gonne fatte a mano.

6. Bere un caffè a Palermo, un quartiere giovane e dinamico, che nasconde piccole chicche di cucina italiana, come il ristornate sardo ad esempio. Con le mie amiche e compagne di viaggio abbiamo passato ore a chiacchierare davanti a un caffè italiano o a una Quilmes, la birra locale.

7. Salire sulla cima di Palazzo Barolo per dominare la città.

Se non ci fosse stata un’amica di un’amica che viveva lì temporaneamente a segnalarcelo, del palazzo Barolo non avremmo saputo l’esistenza, e sarebbe stato proprio un peccato. Anche perchè a volte, nella grandi città, si è attratti dalla vita di strada e si alza poco la testa.

Questo edificio pazzesco, progettato da Mario Palatini, è ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri. L’edificio infatti è diviso in tre parti che alludono a Inferno, Purgatorio e Paradiso. In cima c’è un faro che rappresenta l’accesso al Paradiso e che serviva come riferimento per coloro che arrivavano dal mare entrando nella foce del rio della Plata, dando loro il benvenuto.

Da qui si accede ad una balconata dalla quale si può dominare la città con una vista pazzesca su 360 gradi. E’ stato l’edificio più alto di Buenos Aires fino al 1935.

8. Il Cimitero della Recoleta è uno di quei cimiteri monumentali che attira l’attenzione per storia, solennità delle tombe e per il fatto che riesce a creare un’oasi di pace e spiritualità nel bel mezzo del caos urbano.

9. Fare un giro alla libreria El Ateneo.

La trovate in qualsiasi elenco di libreria più belle del mondo che vale la pena visitare. Se come me passate ore in libreria ed amate la letteratura sudamericana e non solo, non potete perdervela. La location è unica: la libreria infatti occupa quello che era il Teatro Splendid, con tanto di balconate per i spettatori, cupola affrescata, palco scenico e sipario rosso.

10. Incontrare le Madres de Plaza de Mayo il giovedì pomeriggio alle 3 davanti alla Casa Rosada in Plaza de Mayo.

Dopo aver letto numerosi libri, tra cui le Irregolari di Massimo Carlotto, conoscevo benissimo la storia e la forza di queste donne, madri di giovani desaparecidos, che per decenni non hanno mai smesso di far sentire la loro voce, di lottare contro la sofferenza e per non lasciare che i loro figli finissero nell’oblio collettivo.

Erano anni che desideravo vederle di persona. Quando le ho viste arrivare, ormai nonne, con il fazzoletto bianco in testa su cui è ricamato il nome dei propri figli, lo ammetto, non ho saputo trattenere qualche lacrima. Si trovano ogni giovedì pomeriggio dal 1977, perché non c’è futuro senza memoria.

http://madres.org/

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