Anche quest’anno abbiamo ritagliato qualche giorno per il nostro viaggetto di fine anno incastrato tra un Natale a Torino con la famiglia e un Capodanno sulle colline fiorentine con amici.

Per la seconda volta abbiamo pensato ad un itinerario che ci portasse da Torino a Firenze passando per…?

Da mesi avevamo in mente la Maremma, con una mezza idea di mettere piede nel viterbese, sfiorare l’Umbria e portare Sebastiano in un nuovo villaggio di Babbo Natale.

Volevamo anche vedere il mare e buttarci nell’acqua di una delle tante terme libere toscane.

Ma a suscitare il nostro interesse erano quelle che abbiamo soprannominato “le città sospese a mezz’aria”, ovvero quei paesi costruiti sulla roccia che li innalza verso il cielo, agglomerati di case strette tra loro spesso costruite con la medesima pietra.

Qualcosa di simile ai sassi di Matera, ma volanti. Di posti così in Maremma ce ne sono tanti (Sorano, Sovana, Magliano, Scansano, Manciano…) quindi come organizzare il nostro itinerario? Fissando 4 tappe obbligate, e tutto il resto, casualmente, nei paraggi:

vedere il mare, dormire a Pitigliano, scalare Civita di Bagnoregio e conoscere il Babbo Natale di Montepulciano.

1^ giorno: Torino – Castiglione della Pescaia

Partiti la mattina presto da Torino, abbiamo scelto Rapallo come tappa per spezzare il nostro viaggio, per guardare il mare e godere del sole, incredibilmente caldo, di dicembre.

Siamo stati sorpresi dalla presenza di un piccolo mercatino di Natale sul lungomare che offre quasi solo cose buonissime da mangiare. Non potevamo chiedere di meglio per iniziare la nostra vacanza: un panino alla porchetta e un bicchiere di vino rosso davanti al mare.

Per noi emigrati nel nord Europa c’era un clima davvero pazzesco!

Abbiamo proseguito fino al Golfo di Follonica e siamo arrivati finalmente a Castiglione della Pescaia, una località turistica molto frequentata d’estate e quasi deserta d’inverno: quello che piace a noi insomma! Castiglione ha una bella spiaggia grande, una fortezza che la domina ed è circondata da colline ricoperte di ulivi tra cui si nascondo numerosi agriturismi. Abbiamo dormito all’Agriturismo Pavone dal gentilissimo signor Pavone, che propone piccoli monolocali e un enorme giardino. Ottimo per bambini. Lui ci ha consigliato di mangiare da Ponti di Badia, ristorante di cucina tipica maremma, dove ho scoperto cosa sono gli gnocchi alle mazzancolle.

2^ giorno: Castiglione della Pescaia – Pitigliano

Sveglia, bagagli in macchina e passeggiata mattutina sulla spiaggia di Castiglione della Pescaia: d’inverno il mare sa essere calmo e accogliente e non sempre è freddo come sembra. Sulla spiaggia non c’è quasi mai nessuno, a parte qualche cane che corre e pescatori talmente immobili da sembrare disegnati nel paesaggio. Sara ha messo i piedi in acqua e ci ha svelato che non è stata un’azione per niente coraggiosa! Io amo il mare d’inverno, in alcune circostanze più che in estate.

Ci siamo diretti verso Orbetello per salire sul Monte Argentario, per la precisione alla terrazza panoramica del Convento dei Frati Passionisti da cui si gode di una vista stupenda su tutta la baia. Non ci siamo fermati molto per via della fame e siamo scesi alla ricerca di cibo in una Orbetello quasi deserta: davvero incredibile se si pensa alla folla che la assale ad agosto!

Lasciata a malincuore la costa, ci siamo finalmente addentrati nella colline della Maremma imboccando la strada che porta a Saturnia a Manciano, su e giù per le colline verdi, marroni e anche di terra rossa, particolarità che distingue questa zona dalle altre. Molti alberi erano ancora gialli (in fondo l’autunno da queste parti è appena terminato). Avrei fotografato ogni singola collina ma ero troppo impegnata a guidare e incantarmi con il paesaggio senza fare incidenti, considerando che poco prima di addentrarci nelle colline siamo sfortunatamente entrati in collisione con un cinghiale.

Arrivati a Saturnia eravamo eccitatissimi: la cascata del mulino è bella proprio come si vede in foto e il paesaggio che la circonda ancora di più. D’inverno però è meglio andarci al mattino perché alle 3 del pomeriggio il sole si nasconde dietro la prima collina.

All’ora del tramonto siamo arrivati a Sovana, la città del tufo. Sovana sembra un paese fantasma e ci vivono ben 120 abitanti. Le case sono tutte il tufo, la pietra locale, e il suo centro è considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Tra le viuzze ci sono diverse botteghe artigiane tra cui un costruttore di giocattoli popolari in legno e uno scultore di tufo. La sua cattedrale del Duecento merita davvero una visita, anche per chi non ama visitare i luoghi di culto. E’ un edificio sobrio, in pietra, che sorge probabilmente su un tempio etrusco. E’ uno dei luoghi più spirituali che abbia mai visto in Italia, per via della sua semplicità, dell’assenza di decorazioni o statue.

Dopo aver visto uno stupendo tramonto sulle colline attorno a Sovana ci siamo diretti a Pitigliano, la destinazione principale della nostra breve vacanza.

La nostra prima vista di questa cittadina magica è andata oltre le nostre aspettative: Pitigliano emerge da una roccia all’improvviso, in mezzo alle colline coperte da boschi bui. Sembra un presepe vivente, un luogo rimasto congelato per 1000 anni. L’illuminazione riflette sulla roccia, tutto è spettacolo, da fuori e da dentro. Questi sono tutti i motivi per cui è chiamata la “piccola Gerusalemme”.

A Pitigliano abbiamo dormito nel B&B La Casa dei Carrai, che vanta di un’ottima posizione per chi arriva in auto: infatti si può sostare gratuitamente e dista dalle mura circa dieci minuti a piedi.

Come ovunque in Toscana scegliere un posto dove mangiare è sempre un dilemma perché si vorrebbe provare tutto, anche se in questo periodo dell’anno la scelta è un po’ ridotta perché alcuni ristoranti sono chiusi. Noi abbiamo scelto di mangiare al ristorante Pappa al Pomodoro, guidati dalla voglia di scaldarci con la semplice e gustosissima zuppa toscana.

3^giorno: Pitigliano – Orvieto passando per il Lazio

La mattina è stata dedicata ad esplorare il centro di Pitigliano, i suoi vicoli strettissimi e i suoi negozietti. La nostra Sara, che neanche in vacanza lascia a casa la sua deviazione professionale di libraia, ci ha fatto scoprire la libreria di Stampa Alternativa “Le Strade Bianche” che adotta l’iniziativa di donare libricini a offerta libera. Edo ha fatto il carico di carne secca (buonissima!) e siamo ripartiti!

Entrati in Lazio ci si trova subito affacciati sul lago di Bolsena, un lago vulcanico stupendo, che nessuno di noi aveva mai visto e che è il quinto lago più grande d’Italia. Per comodità abbiamo scelto come luogo di sosta Bolsena, paesino sulle sponde del lago dominato da un castello. Una piccola città in cui si mescolano tratti toscani, cucina umbra e accento romano. E’ ufficiale: siamo entrati in Lazio.

A poche decine di km dal lago ci aspettava il nostro obbiettivo numero due: Civita di Bagnoregio.

Civita è uno dei luoghi più belli che abbia mai visto in Italia. Davvero. Nessuno si spiega come mai la maggior parte degli italiani non la conosca né sappia dove si trovi. Forse perché dà l’idea di un posto che sparisce e poi riappare, che possa volare o che sia atterrato lì attaccato ad una meteora gigante.

E’ davvero l’emblema delle città “sospese a mezz’aria” che cercavamo.

Insomma, avete visto il film di animazione “Laputa-Il castello nel cielo” del grande maestro Miyazaki? Ecco, sembra che abbiano disegnato proprio lei, con le sue pareti di roccia a strapiombo che sembra si stia per staccare dalla terra da un momento all’altro.

Ci si arriva attraversando un ponte lungo da percorrere a piedi, con una bella pendenza nell’ultimo tratto.

A Civita ci vivono 7 persone ma di giorno vi lavorano in qualche decina. E’ chiamata “la città che muore”, per via del fragile territorio in cui si trova, un susseguirsi di erosioni e frane. Ogni anno la sua superficie si riduce e questa città che ormai è solo una frazione è destinata a scomparire.

Anche se ci stiamo chiedendo come questo sia possibile, insomma, lasciar crollare una meraviglia del genere: ci sarà un modo per salvarla? Oppure è proprio questo destino a costituire il suo fascino?

Ormai buio ci siamo diretti all’Agriturismo Pomonte, che si trova su una collina a una dozzina di km da Orvieto. Un posto semplice economico, sosta di tanti camperisti, fortemente consigliato. I proprietari sono simpatici e offrono cucina umbra casereccia con prodotti locali in grande volontà ad un modico prezzo.

4^ giorno : Orvieto – Firenze

Dopo un’abbondante colazione a base di torte fatte in casa in agriturismo, ci siamo diretti verso Orvieto, una cittadina bellissima che non avevo visitato nel mio viaggio in Umbria perchè un po’ fuori dal classico itinerario. Anche Orvieto è abbarbicata sulla roccia, ed è davvero un gioiello da scoprire. Al di là della sua famosissima, grandissima e stupenda cattedrale, eravamo incuriositi dal Pozzo di San Patrizio. Il pozzo è un’opera architettonica incredibile per l’epoca (1521), è profondo 53 metri e ci sono ben due scalinate a spirale una per salire e l’altra per scendere. La vista dall’alto e anche dal basso è abbastanza impressionante. In fondo c’è una piccola passerella sull’acqua che porta sulla seconda scala, non dopo aver buttato una moneta…quale posto migliore per qualche desiderio di fine anno!

Sulla strada verso Firenze abbiamo programmato la sosta tanto attesa da Sebastiano alla Fortezza di Montepulciano in cui è stata adibito il Villaggio di Babbo Natale! Una bellissima esperienza per lui, che ha fatto i biscotti con gli Elfi e ha ballato allo spettacolo musicale. Che Montepulciano sia uno perla della regione lo sapevamo già, e le bottiglie di vino ovunque e le numerose enoteche ci hanno fatto venire voglia di tornarci assolutamente in un altro periodo!

Ed eccoci finalmente nella nostra cara Firenze, o più precisamente sulle colline del Pian del Mugnone dietro Fiesole. Come l’anno scorso non ci siamo persi l’ultimo tramonto dell’anno dalla chiesa di S.Francesco all’interno del Parco della Rimembranza a Fiesole che gode di una vista spettacolare su tutta Firenze sotto un tramonto di fuoco.

E per il nostro cenone di capodanno non potevano non mancare la Pappa al pomodoro, la finoccchiona, il salame toscano, i crostoni con i fegatini, il cotechino e le lenticchie!

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