Questo reportage non vanta di una grande qualità tecnica di fotografia considerando la scarsa luce e i limiti del mio apparecchio. Nonostante queste foto hanno per me un grande valore perché guardandole riesco a riprovare ciò che ho sentito entrando in quelle celle.

Dopo aver lavorato alcuni mesi in tre diverse carceri in Bolivia, ho sviluppato una certa curiosità ad entrare in tutte le carceri-museo aperte al pubblico. Entrare nelle celle, leggere le scritte sui muri, ti porta a riflettere a come ‘essere umano possa innaturalmente vivere in gabbia, rischiando spesso la pazzia. In America Latina poi, spesso le pene iniziano prima di avere un vero processo che magari viene atteso per anni, le carceri sono piene di poveri spesso giovani perché si sa, per i ricchi la giustizia è sempre più clemente.

In Argentina ho visitato due vecchi edifici penitenziari:

Museo Penitenciario Argentino Antonio Ballvé a San telmo, Buenos Aires.

Questa antichissima struttura adibita per secoli a carcere maschile, ospitò soltanto donne durante l’ultimo secolo adottando il nome di Asilo Correccional de Mujeres, quindi le detenute donne. L’immagine del calendario con le croci è ciò che più mi è rimasto impresso nella memoria.

“Le leggi di un popolo libero possono essere severe però mai crudeli” (José de San Martin)

Mamà te extrano (mamma mi manchi)
“Essere buoni è facile, essere giusti è difficile” (San Tommaso d’Aquino)

 

La carcel del Fin del Mundo, a Ushuaia, Tierra del Fuego

Il Museo del Presidio, una volta conosciuto come antigua Cárcel del Fin del Mundo, ospitava detenuti che si erano macchiato di gravi crimini ma in seguito, soprattutto negli ultimi decennil di prigionieri politici. I primi detenuti arrivano alla fine dell’800 a bordo di un treno esposto nel museo, e furono loro stessi a lavorare nella costruzione den centro penitenziario.

“Il carcere è molto più che la privazione di libertà con tutte le sue conseguenze. Esso non è solamente ritiro dal mondo normale dell’attività e degli affetti, è anche e soprattutto ingresso in un universo artificiale dove tutto è negativo. Ecco cos’è che fa del carcere un male sociale specifico: esso è una sofferenza sterile”

(L.Hulsman J.Bernat de Cèlis, Pene perdute)

One thought on “Nelle carceri argentine: il buio della privazione di libertà”

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