Finalmente quest’anno ci sono riuscita: sono tornata in Irlanda dopo 15 anni.

Era il 2001, avevo 21 anni, un po’ di confusione in testa e tanta voglia di partire per qualche mese senza un progetto preciso.

Sono arrivata a Dublino con 200.000 lire in tasca e per fortuna in meno di 48 ore ho trovato lavoro come cameriera, anche perchè considerando il divario tra lire e pounds sarei dovuta tornare a casa dopo qualche giorno. Mi sono fermata 5 mesi ed è stata un’esperienza che ricordo con affetto perchè è stata la prima, perchè ho imparato anche a viaggiare da sola (facendo il giro dell’isola in tre settimane) e perchè ho conosciuto delle persone con cui ho davvero stretto un legame forte e duraturo.

Se penso all’Irlanda mi vengono in mente tre cose:

il verde che invade tutto, la birra e la musica dal vivo.

Ma è anche il paese del vento, delle nuvole che corrono velocissime e del mare freddo e schiumoso.

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Avendo a disposizione solo 4 giorni abbiamo scelto di attraversare l’isola da est a ovest, da Dublino a Galway, per rivedere le Cliffs of Moher e scoprire il Connemara, una delle poche regioni che non ho perlustrato nel 2001.

Primo giorno. Coast to Coast: Dublino-Galway

Arrivati a Dublino abbiamo affittato una macchina. Ostacolo non da poco, vista la guida a sinistra: ma con un po’ di impegno iniziale e qualche strada di campagna presa in contromano, ce la si può fare!

Essendo sera tardi e avendo la macchina abbiamo deciso di dormire lontano dal centro della città, in un quartiere sul mare (Sutton) che si trova accanto alla penisola di Howth.

Il faro di Howth immerso nella nebbia che sembra galleggiare nel nulla, è una delle immagini che più mi sono rimaste impresse dell’Irlanda. Andavamo spesso, io e la mia amica Alessia, a passeggiare per i sentieri della collinetta circondata dal mare.

Faro di Howth
Faro di Howth

Per questo motivo ho deciso di tornarci ed è stata una scelta azzecatissima. Ci siamo svegliati davanti al mare e siamo andati al porto a fare colazione. Il porto la mattina è un luogo tranquillo, i pescatori sistemano le reti, qualcuno corre e i gabbiani sono padroni.

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Ci sono alcuni pittoreschi ristorantini di pesce e qualche pescivendolo. Abbiamo fatto colazione proprio dal pescivendolo, che offre anche caffè e briosches, godendo del sole di inizio autunno. Il posto si chiama Beshoffs of Howth, ed è consigliato a tutte le ore del giorno!

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Ci siamo spostati al centro di Dublino per una passeggiata nostalgica a Temple Bar e fermandoci ad ascoltare i musicisti in Grafton Street. Trovo incredibile il fatto che in questa via pedonale ci si possa farmare ad ascoltare musica dal vivo a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno. Abbiamo scelto di mangiare da Steps of Rome, un piccolo bar ristorante che si trova proprio accanto ai musicisti e fiori (in Chatam Street, una traversa di Grafton). Lì ho lavorato tante ore al giorno scaldando tranci di pizza take away ed ho imparato a fare veri cappuccini. Il menù e il locale sono identici, e la pizza al taglio è sempre buona.

Salutata Dublino, siamo andati direttamente a Galway, o meglio a Oranmore, un paesino in campagna a una ventina di chilometri. Grazie ad airbnb siamo stati ospiti di una famiglia irlandese: avevamo un cane, due bambine con i capelli rossi con cui giocare e un enorme giardino con scivolo e altalena. Insomma, ci siamo sentiti subito a casa e Sebastiano si è subito trovato a suo agio a giocare con le bimbe.

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Galway

A Galway non potevamo non cenare da McDonaghs, famosissimo per il fish and chips home made. Qui non si ordina un semplice pesce fritto, ma si può scegliere tra merluzzo, salmone e altri quattro tipi.

Secondo giorno. Atlantic Coast: Inisheer, Cliffs of Moher e Doolin

Durante il mio lungo viaggio avevo visitato Inishmore, la più grande delle isole Aran, un posto magico e unico al mondo.

Questa volta, per vicinanza e mancanza di tempo abbiamo scelto di andare a Inisheer, la più piccola e la più vicina delle tre isole. Ci si arriva in 30 minuti di navigazione da Doolin, il mare è spesso agitato e per chi soffre la barca, come me, è meglio andare psicologicamente preparati!

Sull’isola ti accolgono un mucchio di case, un centinaio di mucche, i ruderi di un castello sulla cima di una collina che domina il paesaggio e un bel playground per bambini proprio dietro la spiaggia. E’ obbligatorio fare una pausa al calduccio nel Tigh Ned Pub per provare una Inis Beer, l’ottima birra prodotta sull’isola e che si può bere solo qui.

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Tornati dall’isola, eccoci alle Cliffs of Moher. Se avete la fortuna di visitarle in un giorno di sole e di tempo incerto (tipico irlandese) il mio consiglio è di andarci un’ora o due prima del tramonto. La luce illumina le rocce e man mano che il sole scende le scogliere cambiano di tonalità.

Passeggiare lungo il sentiero, da un capo all’altro del percorso, ti fa sentire davvero ai limiti del mondo.

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Tramontato il sole siamo tornati a Doolin, un minuscolo ma allegro paesino famoso per la musica dal vivo. Al O’Connor’s Pub, con in mano la nostra birra e davanti uno stufato alla Guinness, i nostri vicini di tavolo hanno tirato fuori fisarmoniche, chitarre e clarinetti, mentre gli anziani si lanciavano nei balli tradizionali.

Terzo giorno. Le panoramic roads del Connemara

Ed eccoci finalmente alla volta del Connemara! Per arrivare a Clifden abbiamo scelto la strada a ovest del lago Lough Corrib passando per Mauss Cross.

I laghetti, il verde lucente e l’avvicinarsi delle Twelve Bens, le dodici cime di tonalità marrone, ci davano davvero l’impressione di trovarci nel mezzo di una terra selvaggia.

Dopo una sosta a Clifden abbiamo intrapreso la famosa Skyroad, una strada in bilico tra cielo e mare, che ha superato di gran lunga le nostre aspettative.

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Ed eccoci finalmente all’abbazia di Kylemore, un pittoresco edificio che si specchia in un piccolo lago circondanto da fitti boschi: una delle immagini più simboliche dell’Irlanda.

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Abbiamo intrapreso la desolata ma affascinante strada che porta al molo di Rossroe e, tornati indietro, siamo riusciti a raggiungere l’angolo più nascosto del fiordo di Killary dove sorge il villaggio di Leenaun.

Il cielo si era ingrigito e all’improvviso è diventato molto freddo e umido: ci siamo rifugiati nel museo della lana per scaldarci con una cioccolata calda!

Tornando verso il lago Lough Corrib, abbiamo prenotato una camera nel piccolo villaggio di Oughterard, proprio sopra il bar Camp Street. Il signor Dessie, proprietario del bar-ristorante e delle due camere, è un tipo fenomenale. Ha portato due scatole di Lego a Sebastiano, ci ha preparato il nostro ultimo fish and chips e la pizza fatta in casa che non era niente male. E’ una persona curiosa che vuole conoscere le persone che passano dal suo bar. Ha suonato il violino per noi e ha fatto di tutto per farci stare bene. Solo chi conosce l’ospitalità irlandese può capire di cosa sto parlando!

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Quarto giorno. Coast to coast, il ritorno

Abbiamo lasciato a malincuore i paesaggi del Connemara in direzione Dublino, per prendere il nostro volo nel pomeriggio. A metà strada ci siamo fermati a Clonmacnoise, il sito monastico più importante d’Irlanda, che vale un sosta per chi attraversa il cuore dell’isola. Il sito si affacca sul fiume Shannon, ha una bella caffeteria e se amate la croce celtica ce ne sono di bellissime.

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Termina qui il nostro viaggio nel paese del vento, con la promessa di tornare presto per scoprire le isole del sud!

Ed ecco un piccolo video di riassunto del nostro racconto irlandese:

2 thoughts on “Irlanda Coast to Coast. Il verde, la birra e la musica.”

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