Considerare Tokyo solo come un’unica città rischia di diminuire la sua complessità. Mi verrebbe da chiamarla “una regione densamente abitata”. Un insieme di tanti mondi, di quartieri che cercano di differenziarsi, di tante piccole città una accanto all’altra che unite da strade in continuo movimento creano insieme un grande mare luminoso.

A maggio di quest’anno ci siamo approdati per la prima volta e, avendo soltanto 4 giorni a disposizione, abbiamo scelto prima quali quartieri volevamo, o riuscivamo, visitare. I nostri tempi di spostamento erano un po’ lenti, a ritmo di Sebastiano di 20 mesi, ma ne abbiamo approfittato per godere delle strade e dei luoghi che abbiamo visto, da quelli più affollati a quelli più nascosti, muovendoci lentamente mentre attorno a noi tutto correva davvero veloce.

Ecco qui la nostra esperienza!

Primo giorno: rapiti dal cibo di strada!

Il nostro appartamento airbnb si trovava a Sumida, non lontano dal fiume, in un quartiere residenziale dove pochi turisti arrivano, tranne per visitare la Tokyo SkyTree. E’ una zona molto piacevole in cui è possibile osservare la vita quotidiana nei negozi di quartiere, all’uscita delle scuole o nei playground.

Per via della vicinanza, il primo giorno siamo andati alla scoperta del quartiere di Asakusa, raggiungibile a piedi, che si trova dall’altro lato del fiume. Lontano dai grattacieli, gli edifici sono bassi ed è considerato “l’antico quartiere di Tokyo” ovvero ciò che di meno moderno potete trovare. Il fulcro di Asakusa è il tempio Senso-ji, un luogo sacro in cui abbiamo osservato per la prima volta riti e pratiche legate allo shintoismo, come ad esempio il tiro a sorte dei numeri che ti portano a pescare un messaggio di buona o cattiva fortuna.

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Senso-ji

Per arrivare al tempio, tutti percorrono la Nakamise dori, una via affollata e piena di negozi che parte dalla poderosa Kaminarimon, la porta del tuono. Ciò che più rimane impresso di Asakusa è lo street food: spiedini, snack salati alla soya e dolcetti, avevamo voglia di provare tutto!

Il valore aggiunto della nostra visita in questo quartiere è stata la presenza di Kazu, un amico giapponese conosciuto 14 anni fa in Portogallo. Oltre a rispondere a tutte le nostre curiosità sullo shintoismo, ci ha introdotto a tutte le prelibatezze di strada che abbiamo assaggiato!

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2^giorno: Il mondo magico di Miyazaki

La visita al Museo Ghibli, il regno del maestro Miyazaki, per noi era una tappa d’obbligo. Sono cresciuta incantata davanti alla geniale serie di Conan-il bambino del futuro, che ho riguardato più volte anche da adulta e che mi ha emozionato e fatto riflettere su molti temi.

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Entrambi abbiamo sognato guardando la città volante di Laputa, siamo stati stregati dal castello errante di Howl, abbiamo fatto un viaggio nella storia a bordo dell’aereo di Porco Rosso e vorremmo in casa un piccolo Totoro.

Il Museo Ghibli si trova a Mitaka e abbiamo attraversato Tokyo da est a ovest per arrivarci!

Consigliamo di acquistare i biglietti in anticipo (da Dawson a Tokyo o presso agenzie speciaIMG_3848lizzate in Europa) perchè il numero di ingressi giornalieri è limitato e si può entrare solo nell’orario riportato sul biglietto.

Per arrivarci si prende la linea JR CHUO fino a Mitaka Station dove si può prendere la navetta gratuita del museo. Noi abbiamo scelto di scendere alla fermata prima (Kichijoji), per attraversare a piedi il Parco Inokashira, una splendida area verde dove fare una pausa davanti al laghetto pieno di barche a forma di papera. Arrivare al museo è semplicissimo, basta seguire le indicazioni nel parco.

Il Museo non ha deluso le nostre aspettative: l’edificio è unico sia dentro che fuori. E per vedere dal vivo i disegni del grande maestro, i suoi colori e i suoi studi, vale la pena attraversare l’intera Tokyo!

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Parco Inokashira

Al ritorno da Mitaka, ci siamo fermati a Shinjuku, uno dei quartieri in “continuo movimento” la cui stazione della metropolitana (un incrocio di diverse linee) ci è rimasta impressa per la quantità di gente incrociata sottoterra! Tutti dicono che è un luogo da evitare nelle ore di punta ed effettivamente la nostra esperienza delle 6 del pomeriggio ci ha fatto capire il motivo.

A Shijuku si cammina con la testa in su, attratti dalla particolarità dei moderni grattacieli e abbagliati dalle quantità di luci di pubblicità, locali e ristoranti. Abbiamo camminato alla scoperta di tutte le vie tra la Shinjuku Dori, la Yasukuni Dori e il quartiere a luci rosse di Kabukicho, e ci siamo resi conto che in quanto a vita notturna Shunjuku non teme rivalità!

Terzo giorno: Dai samurai alla “densità” di Shibuya

Abbiamo dedicato la mattina alla scoperta del nostro quartiere (Sumida) arrivando all’imponente edificio che ospita il Museo EDO. Il Museo prende il nome dall’epoca EDO (1603-1868) epoca d’oro giapponese, una società chiusa quasi priva di influenze esterne che racchiude il nostro immaginario della storia giapponese, tra cui i samurai, i teatri e l’architettura tradizionale.

Il museo è diviso in due parti, entrambe interessanti. Nella prima, racconta la vita durante l’epoca EDO, siamo stati accompagnati da una guida volontaria. Queste guide offrono qualche ora del loro tempo in nome della loro passione e normalmente siedono accanto al banco informazioni (prima della ricostruzione del ponte di legno): vi consiglio vivamente di chiedere se qualcuna è disponibile! Noi abbiamo travato una signora gentilissima che ci ha raccontato mille aneddoti e spiegato ogni dettaglio di ciò che vedevamo: di sicuro senza di lei avremmo colto un decimo di ciò che il museo voleva raccontarci.  Al termine del giro ci siamo fermati davanti alla ricostruzione di un teatro dell’epoca in cui spesso si può assistere a spettacoli di vario genere, ad esempio noi siamo riusciti a vedere un’esibizione di giocolieri.

La seconda parte, interessantissima, racconta l’evoluzione di Tokyo nel ‘900: dal grande terremoto del 1923 alla seconda guerra mondiale, dall’inizio della ricostruzione ai giorni nostri.

Davvero interessante se si vuole approfondire la storia contemporanea di questa incredibile città!

Dopo il Museo siamo tornati nella zona a sud di Shijuku, per raggiungere il Yoyogi Park, un vero bosco in mezzo alla città con alberi giganteschi e torii che spuntano nel verde. Nella zona centrale del parco si trova il santuario Meiji, shintoista, tra i più simbolici di Tokyo e molto frequentato, dove spesso si svolgono matrimoni (noi ne abbiamo visto uno!)

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Santuario Meiji

Usciti dal parco ci siamo immersi nella Tokyo dello shopping, un hobby che i giapponesi amano molto. Per vederli in azione, meglio andare nella larghissima arteria cittadina Omote-sando e nelle vie perpendicolari o poco distanti: ci sono negozi di ogni tipo, conosciuti o meno, di design, di abiti e anche il famoso Kiddyland, un negozio di giocattoli di 5 piani tra cui un piano dedicato solo ai Peanuts…insomma, abbiamo rischiato di non uscirne più!

La nostra passeggiata è terminata tra le vie di Shibuja, in mezzo ai negozi tecnologici di ultimo grido e aitanti giovani “alla moda” dal look eccentrico.

Ci siamo fermati 20 minuti ad osservare la folla che parte da ogni angolo nel famoso incrocio conosciuto come “le strisce pedonali più affollate del mondo”: un esempio tutto giapponese di grande caos ordinato. Ovviamente non potevamo andare via senza passare a fare un saluto al mitico cane Hachiko, il cagnolino che ha fatto piangere tutti con la sua storia, rappresentato in una statua proprio davanti alla stazione di Shibuya.

"L'incrocio" a Shibuya
“L’incrocio” a Shibuya

Abbiamo concluso la nostra serata salendo sull’altissimo Tokyo Sky Tree. Non potevamo non andarci dal momento che distava 10 minuti a piedi da casa nostra! Si tratta di una torre delle comunicazioni alta 634 metri, da cui abbiamo ammirato il panorama infinito e luminosissimo su Tokyo nel momento in cui si accendono tutte le luci notturne. Un posto magnifico per coloro a cui (come me) piace andare in alto per vedere il panorama e che non soffrono di vertigini!

Vista dal Tokyo Sky Tree
Vista dal Tokyo Sky Tree

Quarto giorno: Il pesce più buono del mondo

Ed ecco il giorno tanto atteso: la visita al Mercato di Tsukiji. Probabilmente questi sono gli ultimi mesi in cui si po’ vedere il mercato nel luogo segnalato da tutte le guide perchè da ottobre-novembre 2016 verrà spostato in una sede molto più grande e più moderna.

Noi siamo arrivati vergognosamente tardi, nonostante tutti dicano di andare la mattina prestissimo. Ma chi ha un bimbo sa che purtroppo non è possibile… Anche se il pesce rimasto sui banchi non era molto, abbiamo comunque potuto girare per il mercato in tranquillità e farci un’idea del suo funzionamento, evitando le ore più affollate. Come dicevo nel post dedicato al Giappone con bambini, i bimbi piccoli non sono ben accetti e l’ingresso ai passeggini è vietato. Noi per fortuna abbiamo avuto la possibilità di lasciare Sebastiano fuori con i colleghi giapponesi di Simone che gentilmente ci hanno accompagnato.

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Grazie a loro, entrambi originari di Tokyo, abbiamo visitato al meglio le vie adiacenti che vendono pesce già preparato e utensili, ma soprattutto abbiamo provato il pesce crudo in uno dei ristorantini migliori. Ci dicevano che il pesce crudo mangiato a Tsukiji non ha rivali. Ed effettivamente è andato al di là delle mie aspettative. Abbiamo mangiato il dinburi (per intenderci una ciotola di riso ricoperta di sashimi) e il pesce di scioglieva letteralmente in bocca. Mi riviene ancora l’acquolina solo a pensarci!

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Nel pomeriggio è stata la volta del lussuoso quartiere di Ginza, curiosando nel Sony Center e ammirando le esposizioni fotografiche nella Leica Gallery che si trova sopra il Leica Shop: il paradiso per gli amanti della fotografia.

Siamo arrivati piedi ai Giardini Imperiali e ci siamo spostati in Metropolitana alla scoperta di Akihabara, un quartiere assurdo dove si sbirciano i Maid Cafè per vedere le ragazze vestite come nei manga e si rimane allucinati dal mondo intermittente dei videogames.

Akihabara
Akihabara

Insomma, questo è quello che siamo riusciti a fare a Tokyo: un buon assaggio, ma la lista dei posti che ci insuriosivano era decisamente più lunga. Direi quindi che vogliamo assolutamente tornarci!

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2 thoughts on “I nostri 4 giorni alla scoperta di Tokyo”

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